Catania, Municipalità, San Cristoforo

”La variante del Centro Storico e San Cristoforo”

 

 

 

 

 

 

 

UNIONE EXALLIEVI DON BOSCO SALETTE

“Periferie vive”

Organizzazione Non Lucrativa di Utilità Sociale

Codice Fiscale 93190380878

 

Catania, 4 luglio 2017

Alla IV Commissione Consiliare Urbanistica

Comune di Catania

 

 

L’Unione Exallievi Don Bosco Catania-Salette “Periferie Vive”, operante nel quartiere di Salette-San Cristoforo, in merito alla applicazione della legge regionale n. 13 del 10 luglio 2015  intende dare un proprio contributo al dibattito che si terra’ prossimamente in Consiglio Comunale sulle  auspicate prospettive di riqualificazione  del Centro Storico della nostra citta’,con particolare riferimento alla parte piu’ degradata.

Il quartiere di San Cristoforo costituisce una delle periferie storiche di Catania. Esso è caratterizzato da una peculiare morfologia omogenea basata sull’unità del vicolo-cortile che diversi studi storici hanno evidenziato.

Le qualità architettoniche del quartiere derivano non soltanto dalla presenza di palazzetti e di interessanti episodi di archeologia industriale ma anche dalla omogeneità dell’edilizia minore che nel suo insieme conferisce riconoscibilità all’ambiente urbano denunciandone il carattere storico.

Purtroppo, nonostante l’esistenza del Piano Integrato S. Cristoforo Sud ne abbia creato le premesse, la riqualificazione del quartiere di San Cristoforo come ambiente non è stata perseguita in modo sufficientemente attento ed esaustivo.Lungo l’asse di via Barcellona(zona  tra le piu’degradate) non sono stati piu’ realizzati due interventi strategici :una scuola e un centro sociale.Le strutture, peraltro finanziate dalla Regione con i fondi ex Gescal,erano progettate dai vincitori di un concorso di progettazione riservato a giovani ingegneri e architetti.Non fu realizzato nulla per un problema urbanistico, perdendo cosi’ opportunita’ e   risorse che tornarono all’Assessorato Regionale alle Infrastrutture.

Il contesto negli ultimi anni è stato depauperato non attraverso grandi operazioni immobiliari ma piuttosto per una miriade di piccole trasformazioni dei prospetti, di soprelevazioni, di superfetazioni prive di criteri comuni.

Siamo a conoscenza di un intervento di Social Housing lungo la via Barcellona da parte di imprese che hanno aderito ad un bando,ma non comprendiamo la portata e l’impatto sociale in un tessuto urbanistico carico di problemi e di degrado.

Al giorno d’oggi la situazione, per quanto compromessa, consente ancora operazioni di riqualificazione rispettose del carattere corale dell’edilizia e della morfologia del quartiere, in coerenza con il modello italiano stabilito già dalla seconda metà del secolo scorso con la Carta di Gubbio (1960) e confermato a livello internazionale dalla Carta di Venezia dell’Unesco (1964).

Purtroppo il principio della demolizione e ricostruzione dietro presentazione di perizia giurata contrasta fortemente con questo modello, sancendo al contrario la prassi delle modifiche individuali (potenzialmente drastiche) senza cura dei caratteri del contesto e senza la valutazione complessiva degli effetti della sommatoria degli interventi privati sull’insieme.

Inoltre non deve sottovalutarsi il meccanismo perverso che viene rendere a potenzialmente più conveniente per il proprietario l’abbandono dell’immobile fino alla determinazione del pericolo di crollo, piuttosto che gli investimenti per la sua cura e manutenzione costante. La norma così concepita potrebbe perfino costituire un implicito incoraggiamento all’incuria.

IL PRESIDENTE

Salvatore Caliò

 

 Allegati

 

 

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