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Il dramma della povertà assoluta

La povertà assoluta, secondo i dati del centro studi della Caritas Italiana,rappresentava un dato costante nel tempo sino agli anni 2007. Si attestava al 3,1% della popolazione. Si trattava di famiglie con più di tre figli con genitori esclusi dal mondo del lavoro o di coppie di anziani. Geograficamente la povertà era presente in percentuale maggiore nelle regioni del Sud.

Dopo gli anni 2008 con l’inizio della crisi economica, la tendenza si è modificata. Le famiglie più giovani in povertà assoluta sono passate dal 9% al 18%. Nuclei familiari con più di tre figli sono passati per la crisi economica, a due e a volte un figlio. Il lavoro non è più una garanzia contro la povertà. Anche geograficamente siamo passati da una presenza quasi univoca di povertà al Sud,a dati rilevanti al Nord e al Centro. La crisi ha contribuito a mutare le condizioni sociali investendo ampi strali della popolazione che non erano mai stati sfiorati dalla crisi.

Ritengo che lo Stato non ha saputo o voluto combattere con misure efficaci la povertà assoluta, investendo poco in termini di risorse e opportunità Paradossalmente hanno funzionato nel tempo le reti familiari che proteggevano i congiunti dal disagio familiare.

Dal rapporto della Caritas si evince che l’Italia non ha mai contrastato come altri paesi dell’Unione Europea la poverta’ assoluta,assicurando condizioni di vita dignitose a tutti. Vi è una frammentazione dell’assistenza tra lo Stato, le Regioni e i Comuni. Il risultato è una grande diseguaglianza. Gli interventi si sovrappongono non essendo efficaci, così come le competenze. La legge 328 del 2000 che era stata salutata come un sistema innovativo tra Asl , Comuni, etc, ha fallito dimostrando parzialità e inadeguatezza.

 

Come intervenire?

Le politiche messe in atto dovrebbero essere omogenee ed efficaci tendenti all’inclusione sociale e all’inserimento lavorativo. Il reddito minimo per persone dai 55 ai 65 anni attraverso l’Inps per soggetti usciti fuori dal mercato del lavoro. Il REIS che è un contributo economico, pari alla differenza tra la soglia di povertà assoluta e il reddito familiare del beneficiario insieme a percorsi di inserimento sociale e di inserimento occupazionale. Sono i Comuni, che coinvolgono il terzo settore, Centri per l’impiego e altri soggetti del welfare locale. Il Reddito di Cittadinanza che consiste in un contributo economico, pari alla differenza tra la soglia di rischio di povertà e il reddito familiare di chi lo riceve con percorsi di inserimento occupazionale e di inserimento sociale.

Saranno i Centri per l’impiego che coinvolgono i Comuni, Agenzie per il lavoro, Terzo settore e altri soggetti del welfare locale. Per dare un impulso definitivo e risolvere il problema delle povertà anche sulla scorta di esperienze positive di altre Nazioni, costituendo un Piano nazionale contro le povertà.

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