MPA

ORAZIO D'ANTONI

UN IMPEGNO SICURO

 

Mozioni cofirmatario

 

N. 152 - Iniziative a seguito dell'evento alluvionale del 1°
ottobre 2009 che ha interessato i comuni di Messina,
Scaletta Zanclea e Itala.

L'ASSEMBLEA REGIONALE SICILIANA

PREMESSO che:

l'evento alluvionale di giovedì 1° ottobre 2009
che ha colpito la città di Messina ed i comuni della
riviera ionica (da Scaletta Zanclea a S. Alessio
Siculo, con particolare gravità i comuni di Scaletta
Zanclea, Itala e Messina Sud), ha causato la caduta
di circa 300 mm/2,5h di pioggia (trecento millimetri
di pioggia per unità di superficie in due ore e
mezza) mentre nel solo mese di ottobre la piovosità
media nell'area in questione è sempre stata di circa
700 mm;

tale evento atmosferico era stato preceduto da
altri consimili di media intensità, nel medesimo
territorio, nei mesi di ottobre e dicembre 2007 e
2008 e nel mese di settembre 2009, provocando
notevoli e sostanziali danni alle infrastrutture
presenti (chiusura della 'A18' e della strada
statale 114);

lo stesso evento, per la sua portata, è da
ritenersi di eccezionale intensità, e non è
paragonabile a quelli già verificatisi
precedentemente, pur se sono stati ingenti i
conseguenti danni a beni immobili ed
infrastrutturali (si ricordi la chiusura della SS
114 per un lungo periodo sia nel 2007 che nel 2008);

pur se inquadrabile come evento eccezionale, è
stato anticipato dai predetti accadimenti del 2007 e
2008, confermando la complessiva mutazione climatica
delle aree del Mediterraneo, paragonabili sempre più
a quelle tropicali;

a tali eventi, ed a tali 'piogge di progetto', ci
si deve riferire per la riprogrammazione,
progettazione ed esecuzione degli interventi di
mitigazione del rischio idrogeologico al fine di
determinare i nuovi parametri di sicurezza sia dei
corsi d'acqua che della dissestabilità potenziale
delle aree ricadenti nel territorio della Regione;

la causa-effetto precipitazione/innesco frana non
è direttamente connessa ed immediata se viene
effettuata una corretta prevenzione e manutenzione
del territorio;

nella Regione siciliana i piani di intervento di
difesa del suolo sono ormai vigenti dal 2004 e per
le aree in questione, Messina Sud - Zona ionica
(comuni da Scaletta Zanclea a S. Alessio Siculo), si
stava procedendo alla loro revisione ed
aggiornamento;

in particolare, i comuni di Messina e Scaletta
Zanclea, come tutti quelli dei bacini in corso di
aggiornamento (per la Sicilia nord-orientale tutti
quelli ricadenti tra Capo Peloro e la Fiumara
d'Agrò), a seguito della richiesta (luglio 2008) di
revisione del Piano per l'assetto idrogeologico
(PAI), da parte dell'Assessorato regionale
Territorio e ambiente, hanno prodotto, nei termini
richiesti, tutto l'occorrente e il necessario per
l'individuazione dei potenziali nuovi rischi (studi,
segnalazioni e quant'altro utile alla perimetrazione
delle aree a pericolosità e rischio molto elevato,
sia geomorfologico che idraulico);

tali segnalazioni sono state seguite da
sopralluoghi di tecnici del Servizio 4 'Difesa del
suolo' del Dipartimento territorio e ambiente (DTA)
dell'Assessorato regionale Territorio e ambiente
(A.R.T.A.), servizio deputato alla redazione del
PAI, i quali hanno condiviso le priorità individuate
dai comuni;

a seguito di tali segnalazioni e sopralluoghi non
si è provveduto alla riprogrammazione,
pianificazione ed esecuzione degli interventi
ritenuti necessari alla mitigazione del rischio
idrogeologico nei territori di Messina Sud, Itala e
Scaletta Zanclea, in quanto il PAI aggiornato non è
stato ancora decretato;

le cause del dissesto idrogeologico del 1°
ottobre 2009 nei comuni di Scaletta Zanclea, Itala e
Messina Sud non sembrano essere collegate a fenomeni
di abusivismo edilizio e/o di pianificazioni
urbanistiche selvagge, in quanto a Scaletta Zanclea
si è staccata una porzione di versante all'interno
del bacino idrografico retrostante il centro abitato
non interessato da interventi edilizi, mentre ad
Itala e Messina Sud le unità abitative interessate
dal dissesto idrogeologico risalgono in gran parte a
centinaia di anni fa,

IMPEGNA IL GOVERNO DELLA REGIONE

1) a verificare se le pianificazioni urbanistiche
delle zone interessate dagli eventi alluvionali del
2008, ed in particolare di quelli del 1° ottobre
2009, contenessero i più elementari principi di
compatibilità geomorfologica o se le stesse
pianificazioni risalgano a quando la legislazione
non richiedeva tali verifiche (come esempio, a
Scaletta Zanclea, la ferrovia sbarra quasi
totalmente l'asta fluviale rispetto all'urbanistica
preesistente e comunque alla pre-legislazione
geomorfologica di compatibilità, ex art. 13 legge n.
64 del 1974). In particolare, a verificare se le
attuali connotazioni geomorfologiche ed
idrogeologiche locali risultino compatibili rispetto
alle vigenti pianificazioni urbanistiche locali,
tenuto conto anche della sequenza cronologica degli
interventi già realizzati ed autorizzati (con
particolare attenzione ai piani urbanistici
infrastrutturali risalenti a periodi
pre-regolamentati da legislazione
urbanistico-geomorfologica);

2) a verificare se l'aggiornamento del PAI sia
stato effettuato in funzione delle numerose
emergenze evidenziate formalmente dagli enti locali;

3) a rivedere i parametri di calcolo delle aree a
rischio frane ed esondazione in quanto l'attuale
metodologia di calcolo del grado di rischio e dei
relativi gradi di priorità non tiene conto, come
peraltro evidenziato più volte dal Dipartimento
regionale della Protezione civile (DRPC), delle
situazioni di rischio indotte da frane a monte di
bacini, anche distanti da centri abitati, o che
interessano vie di fuga. Attualmente, infatti, la
metodologia applicata è riferibile ad una diretta
causa/effetto connessa alle sole condizioni locali
di dissesto e non alla corretta programmazione a
scala di bacino: tale metodologia non risulta
pertanto utile per un efficace riequilibrio dei
versanti dei bacini sottesi alle aste fluviali,
lungo le quali, come nella maggior parte dei casi
riferibili alla provincia di Messina, sono ubicati i
centri abitati;

4) a finanziare gli interventi in maniera
programmata ed a scala di bacino oltre che di
singolo intervento (la programmazione del singolo
intervento, specialmente relativa ad interventi di
regolarizzazione dei corsi d'acqua, non risponde
alle esigenze di una corretta progettazione
idrogeologica. In tale condizione, gli interventi
non possono esautorare le previsioni a scala di
bacino in funzione di una dissestabilità potenziale
che potrebbe essere ricondotta anche a chilometri
rispetto all'ubicazione degli elementi a rischio.
Tale fattore risulta di fondamentale importanza per
la corretta pianificazione economica e geografica
degli interventi);

5) a verificare se l'attuale previsione economica
per la difesa del suolo sia sostenibile in funzione
della metodologia di redazione del PAI, tenuto conto
della spesa necessaria al raggiungimento degli
obiettivi ivi programmati;

6) a monitorare gli interventi già finanziati dal
POR 2000-2006 e dagli altri programmi di
finanziamento e ad evidenziare le discrasie tra la
pianificazione del PAI ed i risultati ottenuti;

7) a rimodulare la gestione tecnica ed economica
dei programmi di finanziamento definiti dagli enti
e/o istituzioni a carattere sovracomunale, non
escludendo i comuni. La corretta pianificazione
degli interventi non può escludere gli enti locali e
gli studi da essi prodotti in quanto gli stessi, su
scala locale e di bacino, approfonditi puntualmente
e aggiornati in tempo reale in funzione di eventi
e/o precipitazioni di particolare intensità, sono di
fondamentale utilità all'individuazione di quelle
aree a rischio o a pericolosità tali da necessitare
di interventi urgenti ed indifferibili. Tale
situazione si riscontra, ad esempio, dalla
documentazione prodotta dai comuni di Scaletta
Zanclea e Messina per l'aggiornamento del PAI, non
ancora decretato, nel quale tutte le aree oggi
interessate dagli eventi alluvionali erano state
oggetto di segnalazioni e perimetrazione come a
rischio molto elevato;

8) a rivedere le priorità individuate con i fondi
FAS e comunitari, al fine di destinare maggiori
risorse per la mitigazione del rischio
idrogeologico;

9) a disporre la ricognizione delle risorse
economiche impegnate ma non ancora spese (si
ipotizzano oltre 4 miliardi di euro) dei vari
accordi di programma quadro (APQ), che, pur
prevedendo la realizzazione di importanti opere
infrastrutturali, richiedono un'improcrastinabile
rimodulazione dagli appositi tavoli tecnici
Stato-Regione;

10) a varare, con le risorse regionali ed
extra-regionali individuate a seguito delle
predette ricognizioni, un piano straordinario per
mitigare il rischio idrogeologico dell'intero
territorio siciliano;

11) a verificare se, considerato che all'epoca
della realizzazione dell'autostrada Messina-Catania
non esistevano le procedure ambientali che
obbligavano a misure preventive di mitigazione o di
compensazione del danno arrecato, sia possibile
prevedere come misure di compensazione, quali ad
esempio quelle scaturenti dalla realizzazione del
ponte sullo Stretto di Messina, interventi di
sistemazione idrogeologica dei bacini della
provincia di Messina, considerato che la
realizzazione dell'autostrada A18 ha prodotto un
danno irreparabile al sistema idrico ed
idrogeologico della fascia nord-orientale della
Sicilia;

12) ad avviare un'immediata verifica tecnico -
amministrativa dei risultati prodotti dagli
interventi realizzati negli ultimi 10 anni a
sostegno della programmazione futura;

13) a nominare, nell'ambito dei dipartimenti
competenti, un'apposita commissione d'indagine che
approfondisca le reali cause che hanno provocato il
gravissimo evento del 1° ottobre 2009;

14) a pubblicizzare le conseguenti conclusioni
della predetta commissione d'indagine, al fine di
contrastare gli attacchi mediatici che in questi
giorni hanno mortificato ulteriormente la Regione
siciliana e gli amministratori locali;

15) a predisporre e presentare urgentemente un
apposito disegno di legge che introduca nuove regole
per la redazione del piano regionale per l'assetto
idrogeologico e che individui un percorso
derogatorio, anche relativamente agli iter
autorizzativi, per la realizzazione degli interventi
finalizzati alla mitigazione del rischio
idrogeologico.

(7 ottobre 2009)

DE LUCA- MUSOTTO-ROMANO-
MINARDO-D'ANTONI-
D'AGOSTINO-FEDERICO