Trovare soluzioni di adattamento alla crisi climatica è una questione di sopravvivenza.
Trovare soluzioni di adattamento alla crisi climatica è una questione di sopravvivenza.

Lo sa bene chi abita nei grandi centri urbani: in città le tempe- rature superano di diversi gradi quelle delle aree rurali circo- stanti. Il fenomeno si chiama “isola di calore” ed è una diretta conseguenza della cementifica- zione selvaggia e della scarsità delle aree verdi, come della presenza pervasiva di veicoli a combustione e impianti di condi- zionamento civili, che per raffrescare producono aria calda.
La transizione verso metropoli meno roventi è più vivibili è sempre più indispensabile, per questo alcune città stan- no provando a sperimentare strategie e progetti di coesistenza con il caldo estremo. L’urbanistica per mitigazione delle temperature ha una competenza specifica nel disegnare città pronte a coesistere con il caldo estremo.

Ormai ci sono sempre più soluzioni, più o meno tecnologiche, per realizzare progetti in grado di tra- sformare i cortili scolastici in rifugi climatici urbani.
I rifugi climatici urbani sono spazi pubblici e a uso pubblico in cui le persone, in particolare quelle più vulnerabili, trovino riparo dal caldo estremo.
Possono essere spazi al chiuso, come biblioteche o centri civici ad accesso libero, o all’aperto come i cortili scolastici. Una definizione scientifica condivisa di rifugio climatico oggi ancora non esiste ma, riferendosi agli spazi all’aperto, i requisiti minimi condivisi prevedono la presenza di verde, di acqua e di ombra, ad accesso libero a tutti ma regolamentato.
I rifugi climatici sono una strategia di lungo periodo che unisce cura del territorio, adattamento alla crisi climatica, dimensione educativa e sociale. Sono un nuovo paradigma urbano. Si definiscono nuovo paradigma urbano perché intrecciano transizione ecologica, giustizia climatica e benessere collettivo.

I rifugi climatici costruiscono consapevolezza e cura del territorio: puntano a integrare comfort climatico e inclusione sociale. L’idea dei rifugi climatici nasce dai ”cooling spots,” i punti di raffrescamento climatizzati, furono ideati negli anni Novanta dagli Stati Uniti. In Europa guardiamo però al modello Barcellona.
La città spagnola già a partire dal 2018 ha iniziato a lavorare sul rifugio climatico proprio iniziando a rigenerare i cortili delle scuole, aprendoli a tutti in orario extrascolastico. Depavimentati e arricchiti di ombra, acqua e natura, i cortili rigenerati permettono da un lato a bambini e bambine di far esperienza di didattica educativa in uno spazio aperto, verde e fresco, dall’altro sono un’oasi per cittadini e turisti. Oggi il 98% della popolazione di Barcellona ha a disposizione un rifugio climatico estivo a 10 minuti a piedi. Entro il 2030 l’obiettivo è che averne entro i 5 minuti.

Il progetto DUT MAINCODE a Torino elaborato da Urbanisti prevede che partendo dal concetto di “open schooling”, ovvero il considerare la scuola come uno spazio aperto, collaborativo e orientato alla comunità, si lavora con bambine e bambini, insegnanti, famiglie e comunità locali, per ripensare lo spazio pubblico. I progetti pilota sono due, uno alla scuola Carlo Levi di Torino, uno in un istituto di Halandri, Comune dell’area
metropolitana di Atene. Inoltre, l’obiettivo non è solo adattare le città a un clima sempre più caldo, ma anche investire nel futuro educativo, sociale e culturale delle comunità locali. Sappiamo tutti che all’ombra si sta meglio che al sole, ma crediamo nel valore della partecipazione e nell’importanza della sensibilizzazione. La coprogettazione alla scuola Levi, in un contesto vulnerabile e non solo a livello climatico, ha previsto il coinvolgimento dei 600 alunni tramite alcuni ambasciatori per classe. I bambini hanno disegnato il cortile che vorrebbero: verde, con l’acqua, orto, panchine, altalene e così via: un cortile dove poter fare lezione all’aperto ma anche giocare con la sabbia, ad esempio, grazie ad un premio di architettura chiediamo ai professionisti di concretizzare le idee in un progetto esecutivo. La cittadinanza è stata coinvolta e infatti verrà firmato anche un patto di collaborazione fra città e scuola. Torino è la prima città italiana ad aver integrato il concetto di rifugio climatico nel proprio Piano di Resilienza Climatica, nel 2020. A Milano,
Bologna e Firenze le amministrazioni comunali hanno prodotto una mappa dei rifugi climatici della città. Per legge, ogni città ha il piano regolatore, ma non uno di adattamento alla crisi climatica”. E ‘indispensabile trovare soluzioni perché l’Europa è il continente che si riscalda di più rispetto al contesto globale e in Italia le morti relative a effetti diretti e indiretti del caldo estremo sono superiori al cosiddetto saldo di variazione naturale. Si dovrebbe istituire un coordinamento europeo, l’idea di far rete fra chi si occupa di rifugi climatici pensiamo al caldo estremo di queste settimane non è un’eccezione ma la nuova normalità, non possiamo non tenerne conto. Bisogna agire subito partendo con strumenti normativi nella pianificazione urbanistica.


































